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Tarlo Asiatico del Fusto: Proteggiamo il legno delle piante!

tarlo asiatico del fusto su sfondo bianco

Immagina un parassita silenzioso, capace di minare la salute delle nostre piante dall’interno. Si chiama Anoplophora glabripennis, noto anche come tarlo asiatico del fusto. Questo parassita si sta rivelando una vera minaccia per il legno delle piante perché le indebolisce e le porta a un lento declino. Come si può riconoscerlo? Quali sono le piante più a rischio e, soprattutto, come si elimina? Antitarlo.it è la tua risorsa completa per tutte le risposte che stai cercando. Scopri come identificare velocemente il tarlo asiatico del fusto, quali misure preventive adottare per proteggere le piante e quali strategie di controllo si stanno applicando per debellarlo.

Tarlo Asiatico del Fusto (Anoplophora Glabripennis)

Il tarlo asiatico del fusto, noto scientificamente come Anoplophora glabripennis e noto anche come tarlo degli alberi, è un insetto infestante originario dell’Asia. Si ritiene che sia stato introdotto accidentalmente in altre regioni tramite bancali di legno utilizzati per il commercio internazionale, arrivando prima negli Stati Uniti e successivamente in Europa, tra cui Austria, Francia e Italia. Questo coleottero cerambicide depone le uova sotto la corteccia delle piante. Le larve, una volta schiuse, scavano gallerie nel legno per poi trasformarsi in pupe e, infine, in adulti che escono attraverso fori circolari creati con le loro mandibole.

un tarlo degli alberi su una foglia verde
Il tarlo asiatico è il tarlo degli alberi

Il tarlo asiatico del fusto è un organismo nocivo pericoloso che richiede notifica obbligatoria. Dal 1° gennaio 2020 è stato classificato come organismo da quarantena prioritario, secondo l’ordinanza del DEFR e del DATEC sulla salute dei vegetali. Essere classificato come organismo da quarantena prioritario significa che il tarlo asiatico del fusto è considerato una grave minaccia per le piante e le foreste. Questa classificazione comporta misure di controllo rigorose per prevenirne la diffusione e ridurre al minimo i danni economici ed ecologici che potrebbe causare.

Le autorità sanitarie e forestali sono tenute a monitorare attentamente la presenza di questo parassita e ad agire tempestivamente per contenerne la diffusione. La notifica obbligatoria impone a chiunque scopra la presenza del tarlo di segnalarlo immediatamente alle autorità competenti, che attiveranno protocolli di eradicazione e quarantena. In pratica, questo status comporta che le piante infette o sospette di essere infette debbano essere abbattute e smaltite in modo sicuro, impedendo il trasporto di legno e altri materiali vegetali fuori dalle aree infestate.

In Italia, il primo focolaio è stato individuato nel 2007, e da allora sono state registrate diverse segnalazioni. Le zone più comunemente colpite da Anoplophora glabripennis sono state quelle settentrionali come la regione Lombardia e Veneto. In Svizzera, tra il 2011 e il 2015, si sono verificati quattro focolai, successivamente debellati. Nel 2022 è stato scoperto un nuovo focolaio nel Cantone di Lucerna. Un monitoraggio costante e una rapida notifica alle autorità competenti sono essenziali per contrastare la diffusione di questo parassita e proteggere così il patrimonio arboreo e l’economia forestale.

Come riconoscere il tarlo asiatico?

Il tarlo asiatico è un coleottero dal colore nero con macchie bianche sul dorso e, in alcuni casi, dei riflessi blu. I maschi misurano tra i 19 e i 32 mm di lunghezza, mentre le femmine possono raggiungere i 36 mm. Le antenne, che nei maschi sono molto più lunghe rispetto al corpo, presentano bande alternate blu-bianche e blu-nere mentre nelle femmine sono lunghe quanto il corpo. L’insetto compie il suo ciclo vitale in 1-2 anni, con gli adulti che si manifestano principalmente nel periodo estivo. Le femmine depongono le uova appena sotto la corteccia creando delle fessure. Le larve iniziano poi a nutrirsi del legno più esterno e a penetrare sempre più in profondità. tarlo asiatico del fusto su sfondo bianco

I sintomi più evidenti di infestazione comprendono l’ingiallimento delle foglie, l’appassimento della chioma e la deformazione della corteccia. Si osservano inoltre fori circolari di uscita, anche detti fori di sfarfallamento, di circa 10-15 mm di diametro e gallerie larvali nel legno accompagnate da trucioli o rosura. Questi segni possono aiutare per l’individuazione tempestiva dei tarli asiatici, consentendo un intervento più rapido.

Esistono due specie principali di tarlo asiatico del legno:

  • Anoplophora glabripennis: conosciuto anche come tarlo asiatico del fusto, attacca molte specie di latifoglie come aceri, salici, pioppi, betulle, olmi, carpini, frassini e ippocastani. Le larve scavano gallerie nel legno, portando al declino e alla morte degli alberi infestati.
  • Anoplophora chinensis: chiamato anche tarlo asiatico delle radici o tarlo dalla lunga antenna, si concentra prevalentemente su piante come aceri, noccioli, platani, betulle, faggi, meli, peri, rose, olmi, biancospini, salici, ippocastani, pioppi e agrumi., scavando gallerie non solo nel legno ma anche nelle radici. Questo lo rende particolarmente pericoloso e difficile da eliminare.

tarlo asiatico del fusto con lunghe antenne

Perché preoccupa così tanto?

A destare particolare preoccupazione è lo stato in cui riduce le piante. Le larve scavano gallerie profonde nel legno, interrompendo il flusso dei nutrienti e indebolendo la struttura interna della pianta. Le piante danneggiate diventano più suscettibili ad altre malattie e parassiti, accelerando il declino generale. Il tarlo asiatico del fusto non è considerato direttamente pericoloso anche per l’uomo, ma va da sé che gli alberi infestati possono diventare instabili, creando potenziali rischi per la sicurezza nelle aree urbane e nei parchi. Inoltre, questo coleottero infesta numerose specie di latifoglie e può causarne la morte nell’arco di pochi anni. I danni economici ed ecologici per le regioni colpite sono dunque notevoli.

gallerie scavate su un tronco di un albero dal tarlo asiatico
Gallerie scavate su un tronco di un albero dal tarlo asiatico

Quali piante attacca il tarlo asiatico del fusto?

Il tarlo asiatico del fusto attacca numero specie di latifoglie ed è attratto principalmente dagli aceri. Le piante più vulnerabili includono:

  • Aceri
  • Betulle
  • Pioppi
  • Salici
  • Ippocastani
  • Olmi
  • Frassini
  • Platani
  • Faggi

Questo parassita può anche attaccare piante da frutto come meli, peri e agrumi, danneggiandole gravemente. Una caratteristica pericolosa di questo coleottero è la sua capacità di adattarsi a una vasta gamma di ospiti, mettendo in pericolo sia le foreste che le aree urbane. Tra il 2009 e il 2019, durante i controlli del Servizio Fitosanitario Regionale in Lombardia, sono state esaminate numerose piante di più di 30 generi diversi. In questo caso, il tarlo asiatico è stato trovato solo su sei tipi di alberi: aceri, ippocastani, betulle, pioppi, salici e olmi.

Come eliminare il tarlo asiatico

Per eliminare il tarlo asiatico, le piante infestate devono essere abbattute e distrutte in modo appropriato. Per prevenire ulteriori infestazioni, spesso è necessario abbattere anche piante potenzialmente a rischio all’interno dell’area circoscritta, eliminando così il terreno fertile dei coleotteri. Questa operazione è gestita dal Servizio fitosanitario federale (SFF). Al momento, il monitoraggio e la distruzione delle piante infestate rimangono le misure più efficaci per fermare il parassita. Le piante vengono triturate con macchinari speciali, poi i detriti vengono inceneriti per garantire che il tarlo non sopravviva nemmeno nei piccoli frammenti di legno.

Le trappole a feromoni vengono posizionate nelle zone infestate o a rischio per rilevare tempestivamente la presenza del tarlo. Queste trappole sono fondamentali per individuare il parassita in aree sensibili, come gli impianti di compostaggio o le strutture che gestiscono materiali importati dalla Cina. Anche il controllo delle importazioni è importante per prevenire la diffusione: il legno grezzo usato per imballaggi e supporti rappresenta una via di accesso principale, così come alcune piante ornamentali asiatiche, tra cui i bonsai. La diffusione naturale del tarlo è piuttosto lenta, con un raggio annuale di circa 300 metri dagli alberi infestati, e raramente supera i 2 km. È comunque necessario agire con decisione per evitare che questo parassita possa causare danni significativi al nostro patrimonio arboreo.

Tarlo asiatico cosa fare?

Se sospetti la presenza del tarlo asiatico del fusto, ecco cosa devi fare:

  1. Segnala alle Autorità: contatta immediatamente il servizio fitosanitario regionale e notifica qualsiasi intervento pianificato su piante appartenenti ai generi a rischio, come aceri, betulle o pioppi.
  2. Cattura e Documenta l’Insetto: se possibile, cattura l’insetto e chiudilo in un contenitore ermetico. Fotografa l’esemplare per aiutare l’identificazione.
  3. Esamina e Conferma: verifica le caratteristiche dell’insetto con una guida per identificarlo con certezza.
  4. Informa il Servizio Fitosanitario: chiama il servizio fitosanitario o forestale per fornire le informazioni raccolte e ottenere le istruzioni per il corretto smaltimento.

Queste azioni contribuiranno a contenere l’infestazione e a prevenire la diffusione del parassita, proteggendo il patrimonio arboreo e le risorse naturali della tua zona. In caso di dubbi o per maggiori informazioni e consulenze, puoi sempre contattare Antitarlo.it.